Parlare delle canzoni di Mogol e Battisti significa misurarsi con un pilastro della cultura popolare italiana contemporanea. E per indagare le ragioni di una profondità capace di risuonare ancora oggi, intatta, anche nelle nuove generazioni è nato questo volume, un viaggio critico quanto più possibile approfondito nel significato dei testi firmati da Giulio Rapetti – in arte Mogol – per rivestire le note di Lucio Battisti. L’analisi dell’autore identifica due precise (e costitutive) presenze formali e ideologiche nella scrittura di Mogol. La prima sono le poesie, meglio gli idilli, di Giacomo Leopardi; la seconda, i Vangeli e il loro stile narrativo. Come sottolinea p. Antonio Spadaro nella Prefazione, «l’eredità di Leopardi in Mogol non è un citazionismo dotto, ma uno sguardo sulla vita», mentre «la scrittura di Mogol mutua dai testi sacri la forza della parabola e il paradosso evangelico».
Quarta di copertina
«Il libro di Jachia riesce in un’impresa difficile: mantenere un equilibrio perfetto tra la partecipazione emotiva dell’appassionato e la lucidità analitica del saggista. Sullo sfondo di queste pagine ci sono anni di studio e ascolto attento, ma in primo piano restano due uomini, Giulio Rapetti e Lucio Battisti, che con i loro quindici anni di collaborazione hanno letteralmente reinventato il modo in cui gli italiani cantano e pensano».
p. Antonio Spadaro
Biografia dell'autore
Paolo Jachia (1958), conseguita l’abilitazione a professore di II fascia in “Letteratura italiana” e “Critica letteraria”, insegna a contratto dal 2000 presso l’Università di Pavia e il Collegio Nuovo “Semiotica e simbolismo nella psicologia della narrazione” e “Semiotica e storia della canzone italiana contemporanea”. Ha pubblicato, oltre a La canzone d’autore italiana 1958-1997 (Feltrinelli, 1998) e Dal segno al testo. Breve manuale di semiotica della letteratura e delle arti contemporanee (Manni, 2011), una trentina di volumi, molti dei quali dedicati ai principali cantautori italiani.
