Quindici emozionanti monologhi, tutti al femminile. Quindici donne famose, in bilico tra realtà storica e immaginazione letteraria, salgono su un palcoscenico virtuale per confessarsi davanti a una platea di lettori. Il loro avvicendarsi è scandito da un ritmo cronologico: prima figura narrante è l’eroina troiana Andromaca, ultima la poetessa russa Anna Achmatova. Tra le protagoniste anche Maria di Nazareth, Lucia Mondella, Emily Dickinson e altre voci affascinanti chiamate a declinare con diverse sfumature lo stesso sentimento: l’amore. Grazie a un poliedrico esercizio di mimesi psicologica e linguistica, Michela Musante riesce a immedesimarsi in ciascuna di queste donne che soffrono, lottano, amano, e che nell’amore umano o divino riconoscono la cifra della loro dignità.
Quarta di copertina
«Lo sguardo, figlio, senti i miei occhi spalancati incollati ai tuoi ormai serrati e gonfi? Con questi occhi ti contai le dita di mani e piedi appena uscisti dal ventre e ti adagiarono sul mio petto ansante. Cuore di mamma stanca e lieta, cuore di figlio scaldato da paglia e da fango. Le stelle sopra di noi, allora e oggi, le stelle sempre. Che stanno a guardare e tutto sanno, fino alla fine dei giorni» (dal monologo di Maria di Nazareth).
Michela Musante
Biografia dell'autore
Michela Musante, nata a Milano nel 1966, sposata e madre di due figli gemelli, laureata in Lettere Moderne presso l’Università di Pavia, ha lavorato in editoria come redattrice e traduttrice. Attualmente è docente di Italiano e Latino al Liceo Classico-Scientifico “Marie Curie” di Meda (MB). Nel 2022 l’editrice Àncora ha pubblicato il suo memoriale L’ospite, storia di terribile sofferenza e di miracolosa rinascita della figlia Lucrezia, colpita a dodici anni, nel 2019, da insufficienza epatica fulminante e salvata in extremis da un provvidenziale trapianto di fegato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Dopo questo convincente esordio sono apparsi nel 2025, sempre con il marchio di Àncora, i suoi «vagabonsaggi letterari», riuniti sotto il titolo Prima eravamo azzurri.
